ROTTAMAZIONE GRANDE BLUFF, LA CASSAZIONE DICE DI NO

FINALMENTE UN PUNTO FERMO DA PARTE DELLA CASSAZIONE CHE PONE FINE AI RECENTI CONTRASTI GIURISPRUDENZIALI; CON SENTENZA N.RO2339 del 2016 LA SUPREMA CORTE AFFERMA CHE le cartelle notificate, se non poste in esecuzione nel termine di 5 anni dalla notifica si prescrivono.
Tutti i contribuenti (debitori), dunque, che hanno dei ruoli pendenti con Equitalia (o gli altri agenti della riscossione) notificati oltre i 5 anni, se non soggetti a procedure esecutive (pignoramenti, fermi…), possono impugnarli, chiedendo l’annullamento della cartella al Giudice competente.

In definitiva chiunque, ad oggi, abbia una  o più cartelle notificate più di 5 anni fa, per le quali non sia stata avviata nessuna forma di esecuzione da parte dell’Agente della Riscossione (salvo atto interruttivo dimostrabile dall’Agente) può impugnare il ruolo e farsi annullare dal giudice competente le relative cartelle. Dal tenore della citata sentenza, non si esclude (almeno per i contributi INPS) la possibilità del rimborso di quanto illegittimamente versato.

Pertanto, alla luce della recente “Definizione agevolata dei ruoli” – (la quale prevede la Rottamazione delle Cartelle per i carichi notificati dal 2000 al 2015 (che si estenderanno al 2016 in sede di conversione), il debitore se in possesso dei requisiti sopra descritti (nessuna azione esecutiva avviata in relazione al ruolo) può rottamare solo il dovuto successivo al 2011 e chiedere al Giudice di annullare le cartelle precedenti per intervenuta prescrizione.

Avvocato Gian Filippo della Ragione

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Sommerso dai debiti con banche o equitalia? oggi puoi ridurli

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Oggi  anche la persona fisica senza fallire, puoi rivolgersi al giudice per ottenere una notevole riduzione percentuale dei sui debiti :
Oggi in tempi di crisi un problema comune a tutti, è quello di non riuscire ad arrivare a fine mese, e non solo,  troppe volte capita di non poter onorare i propri debiti contratti in passato, a causa della perdita del lavoro; Purtroppo quindi molte famiglie italiane si trovano ad aver posizioni aperte con Banche, Finanziarie, Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a., tim,Telecom enel, gas ecc.
COSA FARE? OGGI IL CONSUMATORE PUO’ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE AFFINCHE’ RIDUCA IL SUO DEBITO
TUTTO CIO’ è OGGI POSSIBILE TRAMITE UNA LEGGE CHE FINALMENTE DAL LONTANO 2012, HA DA POCO AVUTO IL SUO DECRETO ATTUATIVO
SI CHIAMA PIANO DEL CONSUMATORE  quello che va con il nome di “Piano del consumatore”, che consente a chiunque di rinegoziare il proprio debito con i creditori: sia che si tratti di piccoli imprenditori, che di lavoratori dipendenti, a prescindere dal reddito, dall’età, dalla collocazione geografica, dall’importo del debito. La normativa prevede solo alcuni limiti. Ma vedremo a breve quali sono.
Così, per esempio, se Tizio non riesce a pagare la banca per il mutuo contratto o Caio non è capace di  estinguere i suoi debiti con Equitalia, o Sempronio non può  – neanche vivendo 200 anni – estinguere i debiti contratti con finanziarie ed ex fornitori, per tutti questi casi, il Piano del consumatore può essere una valida via d’uscita.
Di recente il tribunale di Busto Arsizio ha consentito la liberazione di buona parte del debito di un contribuente che aveva accumulato una grossa mole di cartelle esattoriali per una morosità di oltre 80mila euro.
La legge prevede la possibilità per i consumatori in difficoltà di rinegoziare i propri debiti con i creditori sulla base di un piano di ristrutturazione del debito.
Il Piano va presentato al giudice e, se quest’ultimo lo approva, vengono sospese tutti i pignoramenti (quelli già in corso e quelli che devono partire).
Questo Istituto da dunque la possibilità al consumatore di ripartire da capo, sanando completamente la sua posizione debitoria, senza dover per forza ripagare interamente i suoi debiti.

RequisitiPer accedere al Piano del consumatore bisogna aver contratto debiti solo per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale svolta.Altra condizione perché il cittadino possa fare richiesta è che i debiti siano così alti da non poterli risanare con il proprio patrimonio.
Il debito non deve essere “colpa” del consumatore, ma dipendere da cause a lui non imputabili. Sarà il giudice a fare questa valutazione.
Si può accedere al piano del consumatore una sola volta ogni 5 anni.

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Il governo fa marcia indietro: Equitalia scompare il condono

 

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La necessità di fare cassa è talmente forte da parte del Governo che la parte delle una tantum e sanatorie della manovra si amplifica di giorno in giorno. È di ieri la notizia che anche le multe affidate alla riscossione dal 2000 al 2015 saranno «rottamabili» con le regole delle cartelle esattoriali. A decidere se aderire alla sanatoria saranno però gli enti locali. Regioni, province e comuni che hanno il potere di emettere multe. Saranno sanabili anche i debiti relativi alle imposte locali, come Ici, Tasi e Tari. Entro 90 giorni dall’emanazione del decreto i contribuenti dovranno comunicare a Equitalia l’intenzione di aderire alla sanatoria. Si dovrà pagare l’importo della cartella senza interessi e sanzioni, in un’unica soluzione o in tre rate bimestrali. Misura molto popolare, che produce gettito. Un occasione doppia per il governo a corto di coperture e anche di consensi per il referendum.

La riflessione da fare è che spesso le cartelle in esame, che, badate bene, non vengono rottamate, perché l’importo delle stesse dovrà comunque essere versato, hanno spesso e volentieri ad oggetto crediti già pagati di cui non abbiamo più le ricevute conservate, prescritti, mai notificati,  o notificati in maniera errata ,duplicazione di ruoli, ecc. ecc.

Invitiamo dunque tutti i contribuenti a combattere equitalia, attraverso un’attenta disamina delle proprie posizioni debitorie prima di decidere se aderire o meno a tale pseudo-sanatoria;

in tale categoria includiamo anche i contribuenti che stanno regolarmente pagando un piano di rateizzo concordato con Equitalia o che siano decaduti dallo stesso.

 

Avvocato Gian Filippo della Ragione

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Cassazione impugnabile l’etratto di ruolo

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Finalmente la Suprema Corte di Cassazione dopo anni di contrasti giurisprudenziali e interpretazioni abbastanza restrittive per il contribuente, ritiene oggi impugnabile  l’estratto di ruolo.
Capitava spesso infatti in passato che il contribuente venisse a conoscenza di determinate cartelle esattoriali a suo carico (multe, bolli auto, contributi  inps, iva, ecc), solo recandosi presso uno degli sportelli Equitalia,  facendo appunto l’estratto di ruolo, non ritenuto fino a poco fa autonomamente impugnabile dai giudici.
La conseguenza era che il cittadino rimaneva del tutto esposto e privo di tutela giuridica fino al successivo passo dell’ente riscossore tramite i ben noti  ‘preavviso di fermo amministrativo, ipoteca, pignoramento’ anche per cartelle di pagamento a lui mai notificate o notificate in modo erroneo.
Il procedimento di notifica infatti se viziato non dà dunque la possibilità al cittadino di pagare nei termini ed evitare così aggravi, interessi e sanzioni (come l’aumento dell’aggio che, dopo i 60 giorni dalla notifica passa al 6%), sia per verificare la possibilità di impugnare la richiesta di pagamento entro i termini consentiti dalla legge.
Va da sè, che se la notifica non è mai avvenuta, o è avvenuta in modo errato, i termini per ricorrere al giudice (60 giorni) non iniziano a decorrere mai e il cittadino ha tutto il tempo per poter proporre opposizione.

 

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multe: se non vengono pagate aumenti del 10% ogni 180 giorni

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Multe: se non paghi la cartella aumenta del 10% ogni 6 mesi

Maggiorazione semestrale per le cartelle di pagamento emesse a seguito di contravvenzioni per violazione del codice della strada non pagate nel termine di 60 giorni.

Non pagare una multa può far lievitare il debito in maniera cospicua: questo perché la successiva cartella di pagamento, emessa dall’Agente della riscossione a seguito dell’inadempimento da parte dell’automobilista, aumenta del 10% ogni sei mesi. È la cosiddetta maggiorazione semestrale: un aggravio ritenuto legittimo ieri dalla Cassazione .

Il principio è già stato affermato diverse volte e ora ottiene la massima consacrazione da parte dei supremi giudici: la cartella esattoriale, notificata dopo la multa, deve comprendere anche il 10% semestrale per il ritardo nel pagamento così come prevede la legge del 1981  per come richiamata dal codice della strada . Si tratta di una sanzione aggiuntiva a quella già irrogata all’automobilista, che scatta con l’iscrizione a ruolo dell’importo non corrisposto e l’arrivo della cartella di pagamento.

Va quindi affermato che «in materia di sanzioni amministrative per violazioni previste dal codice della strada va applicata la maggiorazione del dieci per cento semestrale, per il caso di ritardo nel pagamento della somma dovuta, sicché è legittima l’iscrizione a ruolo, e l’emissione della relativa cartella esattoriale, per un importo che includa, oltre a quanto dovuto per la sanzione principale e per le spese del procedimento, anche l’aumento derivante dalla sanzione aggiuntiva».

Dunque, in caso di ritardo nel pagamento la somma dovuta a titolo di multa stradale è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere da quello in cui la sanzione è divenuta esigibile e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso all’esattore. La maggiorazione assorbe gli interessi eventualmente previsti.

Come già aveva affermato quest’anno la stessa Cassazione , «la maggiorazione del dieci per cento semestrale per il caso di ritardo nel pagamento della somma dovuta, ha natura di sanzione aggiuntiva, che sorge dal momento in cui diviene esigibile la sanzione principale, sicché è legittima l’iscrizione a ruolo, e l’emissione della relativa cartella esattoriale, per un importo che includa, oltre a quanto dovuto per la sanzione principale, anche l’aumento derivante dalla sanzione aggiuntiva».